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L’interculturalità parte dalla Luna

Venerdì 26 maggio, l’Istituto Nazionale di Astrofisica ha ospitato, presso l’Osservatorio astronomico di Padova, 18 Imam afferenti a diverse associazioni islamiche del Nord-Est per osservare, con l’ausilio di binocoli e telescopi, il manifestarsi della primissima falce di Luna crescente che decreta l’inizio di uno dei mesi più importanti per i musulmani, il Ramadan.Avvicinare scienza e fede: questo è stato lo scopo principale dell’Imam di Trieste, Nader Akkad, come dice anche nell’intervista a MediaInaf Tv, quando ha chiesto di organizzare la visita all’Osservatorio astronomico di Padova.

I moti della Luna, sui quali si fonda il calendario islamico, sono assolutamente prevedibili e, quindi, calcolati dalla meccanica celeste, con una precisione che non lascia spazio a dubbi. Ma quando si parla di fine e inizio mese per la religione islamica, di “avvistamento”, così come è scritto nel Corano, della prima falce di luna crescente, le cose non sono così ovvie e scontate. Così come non lo erano venerdì sera, 26 maggio, sulla terrazza della Specola, dalla quale si è cercato di avvistare l’esile falce in mezzo a una coltre di nubi e nel bagliore del sole appena tramontato.La delegazione di Imam è arrivata in Specola alle 18:30 accolta dal direttore, Massimo Turatto, e da altri astronomi dell’Osservatorio. Dopo i primi onori di casa si è passati a spiegare con alcune slide le fasi lunari e si è mostrato agli ospiti, con l’ausilio del software Stellarium, come avvenivano tramonto ed eventuale avvistamento della Luna in diverse zone del mondo e a diverse latitudini. Le domande sono state molte così come l’interesse. Poi è arrivato il momento tanto atteso di salire in torre.La luna ahimè non si è vista, fatto per noi astronomi abbastanza scontato visto il livello di umidità, di nubi, e la luce diffusa residua del sole. Ma la Luna era sicuramente lì dove doveva essere, e per questo oggi, sabato 27 maggio, è iniziato il Ramadan, così come ha peraltro riportato nella fatwa emanata dalla Segreteria generale del Consiglio europeo per la Fatwa e la Ricerca, in relazione all’avvistamento della Luna del mese di Ramadan per l’anno 1438 Hijri (Egira), ossia il 2017 d.C.. Questo è stato fatto nel rispetto delle condizioni adottate dal Consiglio europeo e sulla base delle conclusione tratte in diversi convegni internazionali, tenutisi negli ultimi anni, tra esperti di diritto islamico ed esperti di astronomia per stabilire l’inizio dei mesi lunari. Il punto importante è che non debba più essere necessario tenere conto della diversità dei luoghi di avvistamento, e che sia auspicabile seguire l’avvistamento mondiale anziché quello locale, data la genericità dell’indicazione contenuta nel Corano.L’Imam Akkad ha voluto spiegare questo passaggio agli altri colleghi presenti, il 90 per cento dei quali si è convinto di ciò grazie anche al precedente intervento di noi astronomi e alla condivisione diretta dell’approccio scientifico ai fenomeni celesti, che altro non sono che fenomeni naturali. Una condivisione ancor più importante di quanto possa a prima vista sembrare, oggi più che mai visti i recenti avvenimenti terroristici.Dal 2008 è pubblicata la Carta dei Musulmani d’Europa e a febbraio di quest’anno il ministero dell’Interno e il Consiglio per i rapporti con l’Islam italiano, al quale afferiscono diverse associazioni islamiche, hanno siglato il “Patto Nazionale per un Islam italiano”. L’obiettivo è creare quel tessuto sociale affinché i quasi due milioni di fedeli mussulmani presenti in Italia trovino un’espressione collettiva e unitaria per essere riconosciuti a livello nazionale senza diffidenza e contrasti.Anche noi astronomi abbiamo dato, con la serata di venerdì, un contributo alla creazione di questo tessuto sociale. Un mondo migliore, senza guerre e violenza non è un sogno solo di noi occidentali, ma è comune a tutti gli abitanti del nostro piccolo, meraviglioso, pale blue dot. Vi sono tanti modi per tendere a questa, forse utopistica, condizione, uno dei migliori è sicuramente l’integrazione. Ma cosa significa integrazione? Nella concezione propria delle scienze sociali, integrazione significa costruire ponti, e non certo muri. Significa riconosce e accettare l’identità dell’altro senza rinnegare la propria.È la via più lenta e difficile da attuare ma probabilmente è l’unica. E come si fa? Con la comunicazione, quella splendida pratica di cui tutti gli esseri umani sono capaci, che consiste nell’entrare in relazione con l’altro, mettendosi in quell’atteggiamento di ascolto che deve nascere da una curiosità genuina e molto simile a quella dei bambini e… dei ricercatori. Insomma, potremmo affermare che la pratica dell’interculturalità è curiosity driven, proprio come quella della ricerca scientifica!
Fonte MediaInaf

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