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Eruzione solare fotobomba la cometa

La “fotografia” che vale una vita… e proprio in quel momento qualcuno si mette in mezzo: tre anni fa, una bolla di plasma solare ha disturbato l’irripetibile osservazione del passaggio di una cometa vicinissima a Marte. Ma c’è qualcosa da imparare anche da questo, come dimostra un nuovo studio presentato al Congresso europeo di scienze planetarie, in corso a Riga.Difficile da credere, ma uno dei problemi principali di Marte è il… traffico. Quanto meno lo è stato il 19 ottobre 2014, quando la cometa C/2013 A1 Siding Spring è transitata a 140 mila chilometri da Marte, un terzo della distanza Terra-Luna, spolverando l’atmosfera del Pianeta rosso con una gran quantità di detriti.

Gli occhi delle numerose sonde spaziali presenti erano tutti sgranati per cogliere nei minimi dettagli questo evento eccezionale, che ha generato, come spiegato più avanti, la più grande pioggia di meteoriti mai registrata nella storia.Un’opportunità assai rara, a cui si può statisticamente assistere solo una volta ogni 100mila anni. Giustificato, quindi, il disappunto degli scienziati che si sono accorti di un photobombing proprio nel momento cruciale del passaggio cometario. L’intrusa, in questo caso, era una bolla di plasma, generata in una cosiddetta espulsione di massa coronale dal Sole e che ha investito Marte solo 44 ore prima del passaggio della cometa Siding Spring. Non tutti i mali vengono per nuocere. Grazie anche ai tanti occhi puntati, i ricercatori hanno potuto descrivere il percorso nel Sistema solare della tempesta solare disturbatrice, realizzando la più complessa rilevazione di meteorologia spaziale mai messa in atto. In questi giorni sono invece stati presentati al Congresso europeo di scienze planetarie, in corso a Riga, i risultati di uno studio che descrive gli effetti combinati della cometa e della tempesta solare su tutta l’atmosfera marziana.Beatriz Sanchez-Cano dell’Università di Leicester (Uk), fra le autrici del nuovo studio, ha sottolineato come i risultati mostrino chiaramente i segni di una “pioggia” di ioni ossigeno energetici e polvere, a partire dal momento in cui Marte si è trovato dentro la chioma cometaria e fino a 35 ore successive al massimo avvicinamento. Questi ioni, provenienti molto probabilmente dalla cometa, sono stati accelerati dal vento solare altamente attivo durante l’incontro con la cometa e trasportati nell’atmosfera marziana. Questo ha creato un ulteriore strato elettricamente conduttore, a un livello inferiore rispetto a quello solito della ionosfera marziana. Nessuna di queste particelle sembra aver raggiunto la superficie del pianeta, come osservato dal rover Curiosity, confermando che sono stati assorbiti nell’atmosfera.Mats Holmström dell’Istituto svedese di fisica spaziale, illustrando i dati ottenuti con lo strumento Aspera-3 della sonda europea Mars Express ha spiegato come le precipitazioni dalla cometa consistessero principalmente di acqua, sia sotto forma di molecole neutre che di ioni, questi ultimi in quantità minore di quanto atteso. Il ricercatore ritiene che, a causa delle dimensioni relativamente grandi e dell’attività cometaria, la maggior parte di acqua ionizzata sia stata portata via dal vento solare piuttosto che cadere giù nell’atmosfera di Marte.Matteo Crismani dell’Università del Colorado a Boulder (Usa), ha presentato le osservazioni effettuate con la sonda Nasa Maven, che indicano come la pioggia di meteoriti generata dal passaggio di Siding Spring sia stata la più grande mai registrata nella storia, con un picco di 30 meteore al secondo e durata fino a 3 ore. I grani di polvere dalla cometa, che viaggiavano a 200 mila chilometri all’ora, sono entrati nell’atmosfera di Marte con energia sufficiente per liquefarsi e rilasciare i loro atomi costituenti, come magnesio e ferro. Proprio di queste specie metalliche, Crismani e colleghi hanno potuto determinare composizione, evoluzione e movimento attraverso l’atmosfera marziana.
Fonte MediaInaf

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